di Annunziata Berrino – Università degli Studi di Napoli Federico II

Con sempre più interesse si parla di paesaggio culturale, vale a dire che con sempre maggiore insistenza si riflette sul paesaggio come complesso e stratificazione di componenti culturali. L’immagine dei territori acquistano dunque sempre più profondità, spessore, significato, stratificazione e complessità di immaginario. Nei secoli, in alcuni casi, nei millenni, su alcuni territori l’azione umana ha prodotto e naturalmente ancora produce immagini e immaginari che si addensano, un materiale che oggi costituisce un patrimonio materiale e immateriale che con sempre maggiore frequenza viene utilizzato per assegnare o rivendicare a certi territori un valore culturale che, attraverso il turismo, è o può essere tradotto in valore economico.

Il fenomeno ha naturalmente le sue motivazioni nel bisogno di rafforzare la visibilità e l’identità storica in una comunicazione sempre più dominata dal digitale e che tende ad annullare i riferimenti spaziali e temporali. L’imperativo è quindi restituire profondità storica alle immagini, cogliendone o attribuendo loro senso e valore e non ultimo una narrazione.

È un processo che dal versante della ricerca scientifica richiede una multidisciplinarietà di approcci e una metodologia complessa di interpretazione, che con tutta evidenza sono in contrasto con l’approccio sempre più settoriale richiesto oggi dalla ricerca accademica, ma questo è un altro discorso.

Tra i territori più densi, quelli delle località termali sono certamente i più interessanti in questo processo. Su piccoli e grandi centri di acque e di bagni, da un capo all’altro dell’Italia, come d’altra parte di tutto l’Occidente, ma anche di altre aree del mondo, come in Giappone ad esempio, si sono moltiplicate nei secoli attività, interventi, frequentazioni, investimenti che vanno a costituire oggi un unicum irripetibile. Interessi economici, strategie politiche, spinte culturali hanno concentrato in queste località sforzi immensi che oggi costituiscono un’eredità davvero eccezionale.

È il caso di Santa Cesarea Terme in Puglia. Santa Cesarea Terme non era che un breve tratto di costa impervio, roccioso e praticamente disabitato a poca distanza da Santa Maria di Leuca, che segna il punto più estremo della Puglia e dell’Italia, eppure ha saputo imporre la sua immagine.