SULLE TRACCE DI ANTICHI SAPORI RITROVATI

Vacanza è un sapore nuovo, anzi antico, è riscoperta di una gastronomia meno elaborata e più “forte”, vacanza è il gioco dei colori in un piatto, appagamento per l’occhio prima che per il palato.  La vacanza a Santa Cesarea Terme è un appuntamento sicuro per gli amanti della buona cucina. Qui si incontrano due componenti essenziali di un turismo alla ricerca di stimoli nuovi: le terme, prima di tutto, e poi una cucina che è il punto d’ incontro tra i sapori contadini di un Salento che non rinnega le sue tradizioni, e quelle del mare.
Basate sui ingredienti naturali che si trovano nei campi e nello splendido mare di queste parti, le due cucine si fondano sempre più tra le mani di cuochi professionalmente qualificati presso l’Istituto Alberghiero di Santa Cesarea, che hanno imparato, in giro per il mondo, l’arte del dosare e mescolare ingredienti e poi sono tornati in questa loro terra a inventare cibi nuovi coi sapori di una volta.
Basti ricordare la pasta fatta in casa condita con il sugo dei pomodori di questa terra e formaggio ricotta che solo nelle masserie intorno ad Otranto riescono a confezionare, oppure le linguine all’aragosta, un piatto da re che tutti i ristoranti delle località di mare del Basso Adriatico propongono, chiamato allo stesso modo, ma dal sapore diverso e accattivante a seconda dello chef che lo prepara. Due esempi tra tanti che avremmo potuto citare per indicare la linea maestra della cucina salentina riadattata secondo i gusti dei nuovi e vecchi turisti, quelli hanno capito che i tempi della “nouvelle cousine” sono passati e che, per mangiare, si ritorna ai sapori veri e genuini.
Ma intorno a Santa Cesarea Terme c’è anche la possibilità di scoprire sapori che nei ristoranti non si trovano più.
Basta entrare in confidenza con la gente del posto, cosa per niente difficile, visto l’innato senso dell’ospitalità che caratterizza i salentini.
Un saluto, un sorriso che spunta dietro una faccia segnata dalla fatica, un invito ad entrare in una di queste case povere ma dignitose, e a dividere un pasto fatto con cibi genuini.
La frisa, una sorta di pane biscottato, servito bagnato nell’acqua e condito con pomodoro fresco, origano, olio di oliva e rucola, fa assaporare il profumo di una terra che non tradisce.
La cucina del Salento, semplice ma raffinata al tempo stesso, riesce ad offrire emozioni e sensazioni che rimangono e che ognuno porta con sé quando le vacanze finiscono; il ricordo di esse riempie la mente e i discorsi delle serate invernali, magari dopo una cena nel ristorante più “in” della città, dove si paga tanto e si mangia anche bene ma nulla ha a che fare con quella volta…..a Santa Cesarea davanti a quel sarago…..
Marcello Favale