LA CAPPELLA DI SAN GIUSEPPE A CERFIGNANO

A cura dell’Istituto Comprensivo
Di Scuola Materna, Elementare, Media – Minervino di Lecce

Eccola, adagiata lì, in quel paesino, conosciuta forse solo dai suoi abitanti. E’ la cappella più vecchia del paese che molte generazioni ricordano come un vecchio tesoro abbandonato.
Ora “si sta facendo bella”, forse, per qualche suo anniversario…
Tra sopralluoghi, abbozzi, disegni, foto e documenti abbiamo ripercorso i passi della storia artistica, sociale e culturale di un bene, ricco di segreti e misteri, in parte svelati, in parte celati, forse per sempre, tra quelle pietre sapientemente lavorate…
La Cappella di San Giuseppe è un edificio di rilevante importanza artistica, che , nella sua semplicità, rispecchia gli aspetti di un’epoca tra il tardo Rinascimento e gli inizi del Barocco.
I resti dell’altare centrale, rappresentante “il sonno del Santo” tra ramoscelli di ulivo, ne è un esempio evidente.
Leggiamo sull’architrave del portale d’ingresso: “la carità costruì questo addio per San Giuseppe nell’anno del Signore 1661”.
Tuttavia, da documenti reperiti, risulta che tale data sia attribuibile a lavori di ampliamento.
Infatti la visita pastorale del 1646, documenta inequivocabilmente l’esistenza della Cappella di San Giuseppe a quella data.
Non è da escludere l’esistenza di tale organismo, di dimensioni imprecisabili, in epoche ancora precedenti (XIV – XV sec.)
Esiste solo una leggenda popolare tramandata dalla tradizione orale, relativa ai legami tra la Cappella di San Giuseppe e le altre cappelle presenti nelle immediate vicinanze: quelle di Santa Loya e dell’Immacolata.
Si racconta che tanto tempo fa un fratello e una sorella si avventurarono in mare.
All’improvviso furono colti da una tempesta e fecero voto a Dio di costruire una cappella là dove il mare li avrebbe piaggiati.
Dio li salvò e nei punti in cui approdarono fecero edificare due cappelle: il fratello quella di San Giuseppe e la sorella quella di Santa Loya.
Probabilmente, la realizzazione di chiesette in prossimità di masserie, su resti di antichi casali, rientrava in quella pratica di diffusa evangelizzazione dell’habitat rurale, radicata dai monaci  Basiliani in terra d’Otranto.
Appena edificata, la cappella era composta solo da un’unica navata, esclusa la campata finale retrostante l’altare maggiore, affiancata da due corpi laterali della sagrestia a destra e di un ambiente dotato di camino a sinistra.
Sicuramente in tale prima fase, la copertura dell’unica aula era a capanna.
Successivamente, probabilmente nel XVII secolo, la chiesa venne ampliata con l’aggiunta del cappellone a destra dell’ingresso; come collegamento tra il cappellone e la navata venne realizzato un ampio arco.
Nella parete di fondo del cappellone fu, inoltre, collocato quell’altare attualmente scomparso, ma di cui si intravedono tuttora le tracce.
Più precisamente, nella cappella ora si vede un solo altare, ma ve ne sono stati quattro secondo quanto si può ricavare dai documenti. Vi era originariamente infatti, l’altare centrale di San Giuseppe, quello di San Giovanni, quello di Santa Maria della Pietà e quello di Santa Maria del Monte Carmelo.
Durante l’ampliamento e le modifiche del 1661, fu modificata e sostituita la copertura della navata con le attuali volte a spigolo e si provvide ad arricchire con nuove decorazioni il portale d’ingresso, sul quale fu sovrapposta l’architrave con l’incisione già citata.
La terza ed ultima fase vede la realizzazione dei contrafforti di sostegno dal lato nord, l’apertura dei due ampi fornici sul lato sinistro della navata e l’allungamento dell’unica navata con una ulteriore campata.
Questa fase si può collocare alla fine del XVIII o inizi XIX secolo.
Nella chiesa prima c’erano due statue, quella dell’Immacolata e quella di San Giuseppe: della prima non vi è più traccia, della seconda, ora decapitata, si ha l’intenzione di recuperare la testa e, quindi, di restaurarla.
La cappella è stata abbandonata negli anni 50’ e non vi furono più officiati i riti liturgici.
Nell’ambiente con camino, collocato sul lato nord, probabilmente era collocato il Monte dei Maritaggi; dai documenti si coglie infatti che una parte della rendita della chiesa veniva destinata a “dotare” una fanciulla orfana o non abbiente, mentre un’altra veniva utilizzata per fare la festa del Santo.
Salvate volte e pareti, rinnovata la facciata e gli infissi, ora si spera di poter continuare l’opera di restauro e di recupero all’interno.