Il Salento

ARTICOLO MASCHERONI
PASSEGGIATA TRA MITO E REALTA’

Della mia terra, ricca di storia, cultura e tradizioni amo tutto; amo in modo particolare le  tante identità  racchiuse nei piccoli borghi antichi capaci di farmi intraprendere viaggi  emozionali attraverso memorie e ricordi  suscitati da visite o rivisitazioni di luoghi reali e, allo stesso tempo,  immaginifici.
Il cuore di ogni paese e di ogni città del Salento conserva un borgo antico segnato dal tempo e, purtroppo spesso, dall’abbandono  ma non per questo meno affascinante e misterioso.
Il Salento che comunemente viene definito “maggiore” e che comprende Lecce, Otranto, Gallipoli, Santa Maria di Leuca, Tricase, Alezio, Galatina, Casarano, Nardò… è stato meta del mio andare  per molti anni; da qualche tempo però ho deciso di scegliere percorsi inusuali che mi coinvolgono maggiormente e mi sommergono  di emozioni più sottili e profonde; ho quindi  abbandonato le mete più note e sono andata a scoprire quel che molto impropriamente si può definire il Salento “minore”, lì dove le radici sono più profonde e radicate e  per questo meno visibili immediatamente ma più vive, impregnate di quella cultura contadina capace, per la sua naturale tendenza alla magia, di attribuire realtà all’invisibile, concretezza all’impalpabile.
Questa scelta mi ha arricchita molto e molto ancora mi arricchirà per il futuro perché c’è sempre ancora qualcosa da scoprire anche per me, figlia di questa terra, ma forse, proprio perché figlia, tendente a dare per scontato l’amore che mi lega ad essa facendomi credere di conoscerla a fondo e di sapere tutto di lei.
Allora andiamo in quel Salento segreto e particolare, nelle sue radici più intime e vere, nel suo passato proiettato verso il futuro, nelle sue tradizioni e lasciamo che la curiosità e le emozioni prendano il sopravvento anche in quel visitatore  disincantato che arriva nel Salento munito di informazioni turistiche meticolose e precise e di guide super tecnologiche efficaci e funzionali ma che spesso mettono da parte quel mondo magico, incantato ed intatto nascosto nelle viuzze dei piccolissimi borghi  che costellano il Salento, nelle piccole piazze, nei crocevia dove ancora sembra si aggirino le fate, li nanni orchi (personaggi immaginari di orribili fattezze evocati per spaventare i bambini), li scazzamurrieddhi ( spiriti e folletti dalla doppia natura angelica e selvatica che entrano nelle case per dispensare ricchezze  o fare dispetti), le machàre ed i machàri distributori di macharìe (streghe e stregoni malefici distributori di sortilegi e malocchio).
Questi borghi fatti di piccole case a corte ma anche di palazzetti con straordinarie e sorprendenti soluzioni architettonico-decorative, costituiscono momenti tra i più significativi di quella parte misconosciuta della Storia dell’Arte Salentina.
Passeggiare per questi borghi , con flemmatica calma, con il cuore e con la mente aperti ad assorbire e vivere emozioni profonde, può essere un modo diverso di vivere ed apprezzare l’essenza e l’identità di questa terra legata alle sue radici contadine.
Qualsiasi ora del giorno va bene per fare una passeggiata tra le viuzze dei borghi antichi; se decidete di fare  la vostra passeggiata in un pomeriggio d’estate, vi troverete immersi in un silenzio surreale: le strade sono così strette che le automobili non ci possono passare; la gente  è rinchiusa nelle  case dalle volte a stella, case molto alte e quindi ariose e fresche; sentirete solo il rumore dei vostri passi sul selciato antico, qualche ronzio di mosca ed il ritmo del vostro respiro diventato più regolare e profondo perché alleggerito dal caldo pesante degli spazi troppo aperti; vedrete solo una stretta striscia di cielo azzurro sopra di voi e sentire i profumi delle erbe aromatiche piantate nelle strisce di terra a ridosso dei muri bianchi o nei vasi che delimitano strette e ripide scalinate. Quella che state facendo è una passeggiata multisensoriale.
Se invece la vostra passeggiata si svolge di sera,  l’atmosfera sarà ancora, se possibile,  più surreale: l’illuminazione discreta e soffusa non disturba la vista delle corti e dei cortili delle case, dei vasi fioriti lungo le scalinate strette e ripide, degli incredibili archi e semiarchi dei palazzotti nobiliari, delle balaustre in pietra sostenute da mensole scolpite con temi immaginifici. A quest’ora non sarete soli perché di sera la gente autoctona di questi borghi usa ancora sedersi insieme in gruppetti su panche di pietra per prendere il fresco e passare le serate chiacchierando ora sommessamente ora con toni più alti, ora modulando  la voce in modo drammatico,  ora scoppiando in sonore ed irrefrenabili risate; questi diversi modi di esprimersi corrispondono agli argomenti di cui si parla che sono quelli della vita di ogni giorno o quelli dei ricordi del passato, dei fatti reali o immaginari che la fantasia veste di arcano e di imponderabile, di gioie, dolori, morti e malattie, partenze e ritorni. Se non siete nativi del posto, ma proprio di quel posto,  non capirete niente di quello che viene raccontato; ogni piccolo paese del Salento ha un suo idioma e voi potrete solo ascoltare le parole e gli intercalari, irriproducibili e letteralmente intraducibili che vengono pronunciati.
Ora il futuro, per fortuna sommessamente, sta arrivando in questi borghi: capita infatti sempre più spesso di sentire parlare in italiano e vedere molte case disabitate riprendere vita; queste vengono acquistate da gente “forestiera” (che viene da fuori, da lontano) che le rimette a nuovo rispettando le strutture di base e le abita vuoi nel periodo estivo e anche per  brevi periodi nel corso dell’anno quando più forte si fa sentire il bisogno di una sosta in un’oasi di genuinità, semplicità e pace.
In altri casi il futuro avanza attraverso il ritorno in questi luoghi dei giovani eredi di tanta bellezza che valorizzano le antiche dimore ricavandone specialissimi bed and breakfast  o piccole botteghe artigiane  dove vengono recuperati vecchi e dimenticati mestieri.
Quando siete in una viuzza di un qualsiasi borgo salentino, vi dovete concentrare bene  perché nessun particolare vi deve sfuggire;  non vi fate intimorire dagli orribili mascheroni  che con il loro ghigno imperscrutabile e con i loro occhi sporgenti  vi guardano stralunati da ogni porta, da ogni edificio di questi magici e surreali  borghi antichi e sembrano chiedervi chi siete, che cosa volete, perché profanate quei luoghi e quei silenzi con la vostra presenza.
Queste figure dai tratti inquietanti, dalle fattezze deformi, i denti digrignanti dalle grandi bocche,  gli occhi sporgenti,  incutono timore e rispetto.  Possono essere zoomorfi e rappresentare volti di leoni, arieti, uccelli ed animali chimerici, o antropomorfi dall’aspetto diabolico o fantastico.
Quali sono le ragioni che indussero i nostri antenati ad applicare queste figure dai tratti inquietanti alle pareti delle case, sui portoni o sulle architravi? Dobbiamo immaginare che esse assolvessero una funzione apotropaica (dal greco apotròpaios = che allontana il male), che rientrano in un simbolismo magico ed hanno lo scopo di allontanare gli influssi malefici, gli spiriti maligni, le malelingue, le invidie. Sono espressione della cultura superstiziosa-religiosa popolare e segno di buon auspicio capace di proteggere dalla cattiva sorte e dalle potenze malefiche.
I mascheroni mostruosi, scolpiti nel marmo, nella pietra o nel legno, che  compaiono  anche in molte altre regioni e nazioni caratterizzate da antiche società rurali,  sembrano riproporre in chiave meno cruenta l’usanza contadina di inchiodare sull’architrave delle porte i teschi di animali allo scopo di tenere lontano spiriti malvagi animati da intenzioni ostili.
Le maschere della scaramanzia contro la negatività, considerate amuleti portafortuna e propiziatori di benessere, sono presenti nella nostra società contadina fin dai tempi in cui la civiltà greca antica emanò le sue propaggini su questa terra ; sembra infatti che le maschere scaramantiche siano attinte dai prototipi magno-greci e prendano spunto dai riti pagani greci prima e latini poi.
I mascheroni sono infatti particolarmente presenti nei borghi antichi dei paesi che sorgono su quella zona del Salento che viene chiamata “Grecìa Salentina” facente parte della più estesa Magna Grecia.
Si potrebbe trattare anche di  una eredità tramandata dall’antica tradizione dei bestiari medievali e delle immagini ricorrenti nell’arte gotica.
Ai bestiari medievali si rifanno infatti le creature mostruose  rappresentate  in alcuni dei capitelli della cripta della Cattedrali di Otranto; questa cripta, risalente al XI secolo e che è stato oggetto di numerosi interventi artistici ed architettonici nei secoli successivi) viene qui citata solo per la rappresentazione di esseri mostruosi sui capitelli di alcune delle sue colonne (aquile a due teste, grifi, arpie, figure zoo antropomorfe) ma meriterebbe pagine e pagine di trattazione per la sua particolarità, per i simbolismi in essa racchiusi, per la sua universalità.
La penisola salentina, proprio per la sua posizione geografica nel Mare Mediterraneo, tra Oriente ed Occidente, è stata da sempre terra di conquista; dopo la caduta dell’Impero Romano d’Oriente fu oggetto di invasione da parte di orde barbariche; anche i Goti giunsero in questa terra e lasciarono traccia del loro passaggio in opere architettoniche risalenti a quell’epoca. Poco è rimasto poiché il succedersi di altre invasioni portò alla distruzione e, nel migliore dei casi, alla rimanipolazione delle opere realizzate dai Goti; alcune tracce dell’arte gotica giunte fino a noi ci raccontano che era usanza di questo popolo ornare i propri edifici con rappresentazioni di animali e figure mostruose. Questo farebbe desumere che deriva dalla tradizione dell’arte gotica l’usanza di decorare porte e palazzi con mascheroni mostruosi. A tale tradizione pare risalgano le immagini mostruose ricorrenti sul campanile gotico di Soleto costruito tra il 1500 ed il 1600 per volere di una nobile e ricca famiglia del luogo. Per gli appassionati di misteri, magie, miti e leggende, il campanile di Soleto e Soleto stessa, detta “il paese dei machàri e delle machàre) è fonte inesauribile per una ricerca di emozionanti racconti esoterici.
Le emozioni che può regalare  il “Salento minore” non finiscono tra le viuzze e le piazzette dei borghi antichi; un’atmosfera avvolgerà e coinvolgerà il visitatore dall’inizio alla fine del suo soggiorno e questa terra, salutandolo, gli dirà: torna, torna, torna…
Annunziata Pispico
Direttore Sanitario
Terme Santa Cesarea S.p.A.