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LA GROTTA FETIDA: TRA STORIA E LEGGENDA



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LA GROTTA FETIDA: TRA STORIA E LEGGENDA

La presenza umana nel territorio di Santa Cesarea Terme risale addirittura alla preistoria, e più precisamente al Paleolitico medio, com’è documentato dai reperti della grotta “Le Striare”; mentre nella grotta “Romanelli” gli scavi e le esplorazioni hanno consentito di rinvenire ossa scheggiate e lavorate risalenti al Paleolitico superiore, nonché graffiti che riproducono figure umane ed animali oltre alla pietra rinvenuta, considerata come il più antico dipinto scoperto in Italia.

Nonostante le proprietà benefiche delle acque fossero note già dall’antichità, la nascita di un centro urbano a Santa Cesarea avvenne molto tardi, a causa dell’isolamento dovuto alle asperità del territorio. Solo all’indomani della costruzione di una strada agevole, nel XIX secolo, ebbe inizio lo sviluppo della cittadina termale. Lo sfruttamento delle acque solfuree e dei fanghi termali risale al II secolo A.C. e su questo oggi si basa l’economia della città. Le acque curative sgorgano da quattro grotte: la Gattulla, la Solfatara, la Solfurea e la Fetida. Il mito pagano collega la genesi delle acque solfuree al disfacimento dei corpi dei giganti Leuterni, uccisi da Ercole. La versione cristiana vuole invece che Cesarea, o Cisaria, fosse una fanciulla con la precoce vocazione alla vita monastica. Il malvagio padre invece la voleva costringere ad accondiscendere ai suoi incestuosi propositi, e all’ennesimo rifiuto di Cesarea, egli la inseguì per ucciderla. Giunti in riva al mare la fanciulla, nascostasi in una grotta per sfuggire alle ire paterne, fu salvata dalle fiamme che avvolsero il padre, inghiottito poi dal mare. Le acque divennero dunque dal quel giorno “fetide”, perché caratterizzate da un odore simile a quello di uova marce dato dalla presenza dello zolfo.

La Grotta Fetida è situata nel contesto urbano di in Santa Cesarea Terme precisamente nell’area Termale, come tipologia è classificabile in Grotta Costiera Semisommersa. L’ingresso lato mare è largo circa metri sei ed immette in un’ampia cavità con volta irregolare che si sviluppa sotto un’imponente colonna calcarea. La cavità presenta a circa sedici metri dall’ingresso un passaggio impraticabile posto sotto il livello marino. L’accesso da terra avviene tramite una scalinata, su di cui superiormente si sviluppa un’imponente colonna calcarea compatta costruita in pietra naturale. Sino a qualche decennio addietro la grotta veniva utilizzata per il prelevo del fango, lo stesso utilizzato per la cura del corpo nelle apposite area dello stabilimento Termale. Nel corso degli anni sono stati realizzati all’interno della stessa degli interventi tra cui l’apposizione di una soletta in cemento in prossimità dell’ingresso. Entrando nel “cuore” della grotta posto alla stessa quota del mare, nell’acqua marina presente – di infiltrazione diretta dal mare – è chiaramente distinguibile un’alta concentrazione di zolfo.

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